Ne abbiamo parlato con Farine Perteghella

L’Italia sta cambiando il suo approccio alla farina. Perché le stesse abitudini alimentari degli italiani stanno vivendo una profonda trasformazione, spinta da una crescente attenzione verso benessere, salute e longevità che non risparmia il mondo dei prodotti da forno e della pasticceria.

I dati parlano chiaro: tra i consumatori abituali di pane il 39% sceglie ormai varianti integrali. Nel comparto bakery la tendenza è ancora più marcata: il 58,4% degli italiani ricerca alternative più salutari, caratterizzate da una riduzione di zuccheri e grassi.

Questo cambio di rotta parte proprio dalla materia prima: la farina. Per approfondire questa evoluzione tra gusto e modernità, abbiamo incontrato Marica Perteghella, Responsabile Marketing di Farine Perteghella, storica azienda molitoria fondata nel 1939 che oggi si fa interprete delle nuove esigenze del mercato.

Negli ultimi anni il rapporto tra produttori di farine e professionisti del settore è cambiato in modo significativo. Come Farine Perteghella ha rinnovato il dialogo con panificatori, pizzaioli e consumatori finali e come si è trasformato il vostro ruolo, da produttori a veri e propri partner e consulenti per chi utilizza le vostre farine?

È stata una risposta quasi automatica a una richiesta in netta crescita arrivata dal nostro pubblico di professionisti e indirizzata verso: ascolto, supporto e soluzioni su misura. Oggi pizzaioli, panettieri e pasticceri non cercano solo un prodotto ma guardano all’avere un partner affidabile che li accompagni nel lungo periodo. Il payoff “A ognuno la sua farina” nasce proprio da questo dialogo rinnovato che punta quotidianamente a dare reale espressione alla nostra mission: trasformare il cereale nella farina ideale per ogni ricetta e lavorazione, dall’industria alla panificazione artigianale, fino a pizzaioli e chef .

Ci siamo evoluti dall’essere “fornitori” diventando dei veri e propri consulenti tecnici, con un approccio basato su conoscenza della materia prima, esperienza nelle lavorazioni e ricerca costante. Il dialogo con gli stakeholder si basa su alcuni pilastri, partendo dalla comprensione dell’obiettivo del cliente (processo, tempi, gestione del freddo, resa, stile di prodotto finale), alla proposta della soluzione più adatta con continuità e concretezza.

Il mercato chiede farine sempre più performanti, ma anche riconoscibili e “con un’anima”. Come convivono ricerca tecnologica e identità del prodotto?

Per noi sono due aspetti inseparabili. La performance nasce da una filiera controllata, da impianti e processi moderni, ma lidentità deriva dalla selezione della materia prima e dalla capacità di creare miscele dedicate. Da un lato, investiamo in un processo produttivo evoluto e monitorato: l’impianto è stato riformulato in collaborazione con Bühler e il ciclo produttivo è seguito in modo digitale nelle fasi di gestione lotto, qualità e rintracciabilità. Dall’altro, crediamo che la farina debba esprimere un carattere preciso all’interno di ogni ricetta: ecco perché la gamma si amplia e si segmenta, includendo linee diverse per esigenze professionali, cucina internazionale e trend salutistici. In sintesi: la tecnologia ci permette di essere costanti e precisi, lidentità del prodotto ci permette di essere riconoscibili e ispirazionali.

La formazione è diventata un asset importante per i brand del food. Che ruolo ha per voi e come può fare davvero la differenza per chi utilizza le farine?

La farina è un ingrediente vivo e può dare risultati diversi in base alla lavorazione, l’avere una cultura tecnica molto concreta e ben radicata ci ha permesso di approfondire questa dinamica con costanza, rendendola un cardine per i nostri prodotti. Per questo la formazione per noi non è “contenuto”, ma valore operativo in quanto aiuta i professionisti a capire come ottenere il risultato migliore, a ridurre gli errori e a sfruttare le caratteristiche della farina in funzione di impasti, tempi e metodi. Il nostro obiettivo resta “dare a ciascuno la farina perfetta per ottenere il massimo da ogni ricetta”: la formazione è ciò che rende questa promessa davvero misurabile in laboratorio, perché mette insieme competenza sulla materia prima e padronanza delle lavorazioni.

Il consumatore finale è sempre più informato e curioso, con un crescente desiderio di approfondire il mondo food a partire dalle sue materie prime. Come si può fare cultura su questo tema rendendolo accessibile e coinvolgente, senza trasformarlo in un argomento riservato solo agli addetti ai lavori?

Il nostro avere una cultura tecnica non ci ferma dal riuscire a tradurla in un racconto che può raggiungere, coinvolgere e affascinare anche il pubblico B2C a cui ci rivolgiamo. Siamo convinti che la cultura della farina non possa rimanere “ostaggio” di un linguaggio tecnico che esclude i consumatori finali, perché si può essere autorevoli anche con un racconto sfaccettato ma allo stesso tempo immediato e comprensibile, caldo e che non allontani le persone. Nella nostra comunicazione partiamo da tre concetti centrali: materia prima, lavorazioni, ricerca. Rendere accessibile questo mondo significa spiegare in modo chiaro perché una farina è diversa dallaltra e cosa cambia in ricetta: dalle farine per uso professionale fino a quelle pensate anche per la cucina amatoriale e internazionale. Quando il consumatore capisce la differenza, diventa più consapevole e anche più fedele: non compra solo “farina”, sceglie un risultato.

Guardando al futuro della panificazione e della pizza, quali trasformazioni vi sembrano inevitabili e quali rischiano invece di essere solo mode passeggere e, in questo contesto, come l’artigianalità che caratterizza il vostro settore può dialogare con le tendenze del settore, soprattutto per le generazioni future?

Negli anni abbiamo intercettato alcune trasformazioni quasi strutturali nelle abitudini di consumo che stanno influenzando l’intero settore:

  • una domanda sempre più orientata a prodotti specifici, capaci di rispondere a lavorazioni diverse e a un mercato segmentato;
  • l’esigenza crescente di qualità costante e tracciabilità, supportata da processi produttivi sempre più controllati e digitalizzati;
  • un interesse continuo verso proposte che uniscano gusto, varietà e attenzione nutrizionale, come dimostra l’evoluzione delle miscele e delle linee dedicate.

Le mode passeggere, invece, spesso nascono da parole chiave “di tendenza” non sempre supportate da una vera utilità in laboratorio o da un risultato replicabile. Lartigianalità, in questo senso, sarà sempre il punto di equilibrio: perché non è nostalgia, ma capacità di interpretare la tecnica con intelligenza e sensibilità. Per le generazioni future la sfida sarà proprio questa: unire tradizione e innovazione, mantenendo il gesto artigiano, ma con strumenti e farine che lo aiutino a esprimersi al massimo.

Grazie Marica per averci guidato in questo viaggio nel cuore dell’arte molitoria moderna e per averci raccontato come Farine Perteghella abbia saputo evolvere il linguaggio delle farine mantenendosi in ascolto attivo con le esigenze del mercato.