La vita di uno che non ha ancora guardato l’ultima de “Il Trono di Spade”

Sono un po’ di giorni che non si sente parlare d’altro: la nuova stagione de Il Trono di Spade!

La cosa mi lascia a volte un po’ impacciato perché questa nuova stagione non l’ho ancora vista (SBAM! Etichettato come “non alla moda” dopo 3 secondi di conversazione). Il punto è: non è che la storia non mi piaccia, anzi! Considerando che ho letto tutti i libri delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, direi che mi posso definire un fan a tutti gli effetti.

Forse proprio per questo motivo non trovo il coraggio di premere play. Forse, considerando che l’ultima stagione non è tratta dai libri, ho bisogno di quell’autorizzazione interiore per non “tradire” il contenuto del vecchio foglio di carta.

Che mi piacciano le serie TV si è capito, sono già due gli articoli che ho scritto ispirati proprio da questo format cinematografico (l’altro lo potete leggere qui) ma a volte mi ritrovo a pensare se un grande successo dipenda più dal contenuto o da come viene lanciato sul mercato.

Credo che Il Trono di Spade sia un buon esempio da prendere in considerazione.

Un momento prima la serie era seguita da nerd, dai fan dell’autore, da chi ama il genere fantasy, chi ama immergersi in un’atmosfera medioevale o chi apprezza una serie dai caratteri spinti, ma dopo questa stagione TUTTI hanno già visto ogni puntata. Mi sono anche chiesto come abbiano fatto a guardarsi le stagioni dalla prima all’ultima nel giro di un mese o meno (è un mistero che mi impegno a risolvere, mi aiuterebbe a finire qualsiasi lavoro anche in anticipo!).

Ma cos’è cambiato rispetto a prima? Forse prima nessuno ne parlava? E se anche fosse cosa li ha spinti a tirare fuori tutto adesso? Beh penso che la risposta sia semplice: un marketing mirato, ben progettato e forse un po’ fortunato.

Provate a immaginare un futuro distorto in cui anziché lanciare il trailer di un film con Jackie Chan, vengono mostrate le papere degli attori (quelle nei titoli di coda). Forse fa un po’ strano, ma magari fra un paio d’anni saremo più invogliati a guardare un film per quel motivo.

Non hanno iniziato a pubblicizzare molto tempo prima un contenuto che sarebbe apparso sugli schermi un anno dopo, quando ormai l’eccitazione iniziale è già decrepita (cosa che invece rende odiosa Mediaset), ma l’hanno fatto solo poco tempo prima che la serie iniziasse, nel momento in cui la suspense era bollente.  Indiscrezioni, spoiler, “make of” e una propagazione del contenuto pressoché illimitata tramite i social network, ma mirata alle fasce giuste.

Chiunque sa già che nella nuova serie sono stati ridotti gli effetti speciali e ricreate le scene d’azione “manualmente”, facendo bruciare carburante sulla scena stessa e ferendo quasi realmente gli attori (è stata etichettata come una delle stagioni con più incidenti sul set). Insomma, quello che succede nei western che guarda mio nonno su Rete 4, cosa che cinquant’anni fa era la normalità, ma che proprio in quanto tale non faceva poi così scalpore.

L’uomo cambia e spesso cambia perché qualcuno osa più degli altri e ispira chi viene dopo.

Se penso al livello di engagement nei libri immagino una parabola, all’inizio cresce e sul finire comincia a perdere terreno perché si sa, il gioco è bello quando dura poco, ma se penso a quello della serie tv vedo chiaramente un’esplosione finale.

Quanto può migliorare la percezione del contenuto in seguito a un ottimo lancio del prodotto? Ma soprattutto, se concentro la mia campagna su aspetti secondari (ma che attirano l’attenzione) il contenuto rimane tale o subisce delle mutazioni? Li percepiamo o sono metadati che ci arrivano senza che ce ne accorgiamo?

Forse questo è il futuro del marketing legato alle serie tv o forse è soltanto una meteora. Quello che possiamo dire è che al momento Il Trono di Spade ha decisamente vinto la sua corsa e l’ha vinta lanciando un’occhiata indietro, verso quelle serie come Friends in cui il contenuto era il padrone assoluto e che ci hanno accompagnato per anni.