Cosa insegna il mercato del second-hand
Ne parliamo con “Mercatino Franchising”
Mercatino nasce nel 1995 con un chiaro intento: diventare il punto di mediazione tra coloro che decidono di mettere in vendita i propri oggetti usati, esponendoli gratuitamente, e gli acquirenti desiderosi di acquistare a prezzi inferiori a quelli di mercato.
La creazione di un sistema virtuoso, che dalla provincia di Verona, si è espanso e ora conta 186 negozi in franchising in tutto il territorio nazionale.
Oggi Mercatino è un player centrale nel settore dell’usato , soprattutto, lo è diventato giocando un ruolo di predecessore di quello che poi si è evoluto in un trend destinato a crescere e rimanere: l’acquisto di vintage e second-hand, non per necessità economica, ma per scelta etica, sostenibile, di stile.

Abbiamo approfondito il mondo Mercatino e quello che gira intorno alla sua visione del presente e del futuro, lo abbiamo fatto insieme a Simona Tafuri, Responsabile Ufficio Stampa dell’azienda, in una chiacchierata che è stata un viaggio attraverso cambiamenti sociali e culturali che hanno segnato il modo in cui il pubblico approccia al mondo dell’usato.
Innanzitutto partiamo dalla storia del brand per dare il giusto contesto: come nasce Mercatino?
Nasciamo come primi contoterzisti nel settore dell’usato in Italia ma, nel tempo, ci siamo evoluti, non tanto nella formula che rimane la medesima – mediatori tra chi vende e chi acquista – ma nel significato dietro Mercatino.
E che significato pensate abbia preso la marca oggi?
Sentiamo di essere diventati un vero e proprio termometro sociale, un indicatore capace di raccontare il momento storico in corso attraverso i comportamenti dei nostri clienti e venditori. Un’attenta lettura delle vendite può rivelarci come gli stili di vita stanno cambiando, qual è il livello di consapevolezza che il pubblico sta acquisendo in relazione al mondo dell’usato e, di rimando, a temi più globali come la green economy e la promozione di uno sviluppo sostenibile sia ambientale che sociale.
Nel tempo, ci siamo caricati di una serie di significati che arrivano direttamente dalla conservazione degli oggetti che rimandano alle tradizioni e alla quotidianità che caratterizzano l’Italia e che, inseriti nel circolo del riuso riescono a divulgare dei pezzi di storia e di vita che altrimenti rischierebbero di perdersi.

Un’attenta lettura delle vendite può rivelarci come stili di vita stanno cambiando qual è il livello di consapevolezza che il pubblico sta acquisendo in relazione al mondo dell’usato e, di rimando, a temi più globali come la green economy e la promozione di uno sviluppo sostenibile sia ambientale che sociale.
A differenza di altri competitor avete punti vendita fisici. Cosa significa questo?
I punti vendita Mercatino nascono per custodire la storia e le tradizioni, per permettere al cliente che sceglie i nostri mercatini di vivere una vera e propria caccia al tesoro in un luogo che al tempo stesso racchiude “vintage” e modernità. Ieri e oggi. “Mercatino” è Eco, Logico, Easy. Un luogo dove poter godere del valore culturale di ogni oggetto, oltre le emozioni che suscita. Ritrovare qualcosa, toccare qualcosa, indossare qualcosa accompagnati dalla consulenza dei nostri imprenditori è un’ esperienza insostituibile.
Quali scelte di marketing stanno alle origini di “Mercatino” e quali direzioni credete sia giusto prendere ora?
È già la formula organizzativa alle spalle dei punti vendita Mercatino a delineare una serie di scelte di marketing prese negli anni e che sono state indirizzate in modo naturale verso un emotional marketing che si autoalimenta attraverso le storie raccolte dietro a un servizio da tavola, una stola, un paio di occhiali da sole, una moka o un calice.
Il legame tra le persone e gli oggetti, il loro valore affettivo: quello è e sarà ancora al centro del nostro business e dunque del suo racconto e del suo marketing.
Oltre a questo c’è anche la leva comunicativa e identitaria degli stili di vita sostenibili.
Sì, è un valore insito nel DNA di Mercatino, nel modo in cui il brand si è sviluppato. Sostenibilità e riuso sono presenti “in purezza” nella nostra filosofia. Gli oggetti non vengono lasciati andare, ma fatti ri-vivere in un’altra casa, con altre persone. Un gesto che rivela un’attenzione verso l’utilizzo consapevole delle risorse, a protezione delle materie prime che rimangono intoccate. Questa eco-consapevolezza appartiene fortemente ai nostri clienti, basti pensare che, solo nel 2024, questo circolo virtuoso ha portato alla vendita di oltre 10.000.000 di oggetti usati.
Che rapporto ha il brand “Mercatino” con le differenti generazioni di pubblico?
Ogni generazione, dai boomer, alla Generazione X fino ai Millennials, hanno dimostrato ampio interesse verso “Mercatino” ma devo ammettere che è la Generazione Z quella che sta ribaltando il paradigma legato all’usato.

Sono consapevoli, sanno che cosa vogliono acquistare e cosa vogliono comunicare attraverso i loro acquisti. Il second-hand per loro non è una scelta dettata da una necessità di risparmio ma da uno stile di vita che privilegia la riqualificazione di oggetti e capi di abbigliamento rispetto ai ritmi di acquisto elevato riconducibili al fast fashion, la qualità sulla quantità o sulla firma di un prodotto.
Dunque senti di confermare la visione della Gen Z che la indica come un audience ricca di potenziale.
Senza dubbio. Le loro sono scelte consapevoli e prendono vita da un certo anticonformismo informato, dal desiderio di unicità e dalla volontà di definire una propria identità, un proprio sé specifico, attuale e cool, pescando da oggetti del passato da rimettere in circolo. Si tratta di un ecologismo informato e documentato.
Su quest’ultimo aspetto mi soffermo, poiché il racconto del nostro DNA ecologico ci ha portati a interagire frequentemente con le scuole attraverso progetti di ecologia pratica sul riuso e sul suo valore sociale e ambientale. È importante ricordare che rimettere in circolo un bene ha una ricaduta positiva su tutta la comunità locale.
Conseguenze positive che abbiamo deciso di rendere misurabili e comunicabili ai clienti attraverso il modello “LCA – Life Cycle Assesment” che documenta quanta CO2 (e altri indicatori scientifici) è stata ridotta grazie alla vendita di quegli oggetti, estendendone la vita e creando valore condiviso.
Questo non può che aggiungere nuovo valore al brand, no?
Esattamente. Nel 2024 il franchising ha consentito di risparmiare nell’aria le emissioni equivalenti a quelle di un’auto che percorre 495.805.601 km, pari a 75.858.257 kg di CO2 equivalente.
Un approccio che ha scardinato il modo in cui il nostro pubblico e le persone in generale percepiscono “Mercatino” e i negozi dell’usato in generale, non più come luoghi in cui recarsi per risparmio ma dei veri e propri luoghi di scoperta, di aggregazione e di inclusione sociale.
Alcuni dati su questo mercato in evoluzione:

Quali sono i possibili sviluppi futuri per un comparto naturalmente nato da un approccio bottom up, di riuso e scambio?
È vero, “Mercatino” non segue le regole di un negozio classico e questo è uno dei punti che corrono più a nostro favore nella relazione in crescita con la Gen Z.
Vogliamo diventare un punto di riferimento per loro non solo per quanto riguarda la moda, ma anche per tutto ciò che riguarda l’universo ludico e tecnologico, connettendoci profondamente con il desiderio di questa generazione di ritrovare libri, giochi, supporti tech, musiche che arrivano dal passato e che attendono solo di essere ri-scoperte.
Non vogliamo trattare questa profonda curiosità come un trend momentaneo e passeggero, “Mercatino” esisteva già da prima della riscoperta collettiva del vintage e del second-hand e proprio per questo puntiamo a rimanere delle guide nel settore. La forza della nostra presenza fisica sul territorio, bilanciata dal coinvolgimento di questo “new target” all’interno delle piattaforme social, ci farà “viaggiare” ancor più sulla strada della promozione della cultura del riuso.
Grazie a Simona per queste riflessioni preziose sul mondo del second hand!

